Editoria e Libri

"Stanza 312"      un libro di Angelo Manciocchi

Una porta attraverso il tempo getta Edwin Basher tra le intricate trame di un mistero storico, illuminando verità inquietanti occultate dal silenzio dei secoli. Indagando sull´uccisione di una guardia papalina consumatasi tra le mura del Vaticano, l´esperto teologo si imbatte in un giallo più complesso, destinato a dipanarsi entro una dimensione surreale che sfida le leggi della fisica: le mura della sua stanza aprono un varco verso il passato che gli consegna gli antefatti di crimini sospetti, le tracce evidenti di un misfatto preparato ad arte da tempo per essere insabbiato nel presente che egli vive.
 
La stessa porta sarà per Laura, la moglie di Edwin sopraggiunta a coadiuvarlo nelle oscure ricerche, un canale per il futuro in grado di prospettare evoluzioni inattese, rivelatrici di un senso inedito del passato appena conosciuto oltre che del presente in fieri. I fili si ricongiungeranno grazie alla complicità di personalità interne alla vita vaticana che assicureranno ai due investigatori l´accesso a luoghi proibiti e a documenti risolutori: gli indizi ricomposti disegneranno una fitta rete di connivenze storiche tra l´ambiente cattolico e quello islamico intese ad assicurare il controllo assoluto sulla figura papale, destinata nel corso dei secoli a vedersi scardinata ove scomoda. L´ultimo viaggio nel tempo si verificherà in una data cruciale, quella di un attentato storico a Pio XII la cui morte si scoprirà avere una sottile relazione con la vita personale dei protagonisti.
 
L´ambiziosa missione di cambiare un futuro iniquo troverà il suo inatteso epilogo nella stanza 312, in una rivisitazione originale dei moduli del disvelamento topici del genere: la stanza 312 è la stanza di una verità alogica; la stanza dell´inganno che si palesa all´uomo quando è pretenzioso lo sforzo di dominare l´arcano, di controllare il corso degli eventi e sovvertirne le ragioni profonde; la stanza dell´ignoto in cui si sovrappongono realtà parallele, tutte ugualmente possibili; la stanza di una storia atemporale che ha linfa in una ciclicità inalterabile, fatta non di eventi o contingenze, ma di motivazioni e relazioni occulte, inattingibili dalla mente degli uomini.
 
Un giallo ´metafisico´, una vicenda tra lo storico e il surreale, tra il vero e il presunto, cui una scrittura asciutta e fortemente realistica conferisce il marchio della “verosimiglianza”. 

I      edizione stampata direttamente dall'autore nel 2005

II    edizione pubblicata da Edizioni Libreria Croce nel 2009

III  edizione pubblicata su il miolibro.it e acquistabile on-line anche su lafeltrinelli.it e Amazon anche in formato e-book

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"La sindrome del Marinaio zoppo"  Sette Racconti di Angelo Manciocchi

Ho sempre scritto degli altri, dei loro comportamenti, delle loro fisime, dei loro vizi ma anche delle loro virtù; ad un certo punto della propria vita e della propria attitudine da scrittore, che spesso coincidono, si appalesa come necessaria la sventura di doversi mettere in gioco.
Devo scrivere di me.
Devo scrivere di quel tale che seleziona le persone, le trasforma in soggetti, li fa vivere, dona loro un'anima, li fa piangere, ridere, amare e morire.
Devo capire se quel tale è parte integrante dei suoi personaggi o ne è l'illusione incosciente.
Devo capire se John, Carla...sono frutto della mia immaginazione o sono tante pagine del libro della mia vita che si sfoglia, aperto su uno scoglio battuto da un Maestrale di fine estate.


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"La Quercia della Vita"   Un libro di Angelo Manciocchi e Pietro Rossi De Gasperis

Due ragazzi, un incontro in una calda estate a Roma, la città eterna.
Una birra complice di un incontro e di un viaggio inaspettato, proietta il protagonista in un luogo incantato e misterioso.
Una quercia imponente lo rende partecipe di una scoperta sconcertante.
L’Energia universale, il reiki e la consapevolezza di reincarnazioni ripetute nel tempo.
3357 anni fa e ora e forse in futuro.
Egitto misteriosa terra di faraoni e dinastie.
Una Regina sanguinaria e un figlio, ma di chi?
Una maledizione che si ripeterà in eterno.


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Articoli  scritti e pubblicati da Angelo Manciocchi

“LA CROCIFISSIONE DI PAPA RATZINGER”
In questi giorni di riti Pasquali, e di stragi perpetuate nel nome di un Dio che pur essendo lo stesso per tutti, anche se con nomi differenti, non ha mai professato l’omicidio, vorrei scrivere del diverso modo di portare la Croce, intesa come fardello di conciliazione tra i popoli e tra i cristiani stessi.
Durante l’ultimo conclave, si è molto parlato della opportunità di Papa Benedetto XVI di dimettersi dallo scranno di Pietro.
L'argomento ha suscitato un vespaio di polemiche, non solo tra la gente comune, che ne avrebbe anche diritto, ma, e soprattutto, tra i porporati riuniti nelle congregazioni pre-conclave.
È vero, ci si è accorti dopo che la salute del Papa lo stava rapidamente abbandonando, ma in quel momento storico ci si è chiesti il perché Papa Giovanni Paolo II ha resistito stoicamente fino agli ultimi giorni e Benedetto XVI no.
Ma perché viene rimproverato a Papa Ratzinger di non essere rimasto sulla croce?
Perché la gente, il popolo, è così assetato di sangue, perché si vuole a tutti i costi vedere la sofferenza di un uomo, in ogni occasione, salvo poi lamentarsi se costretti a qualche minimo sacrificio.
In quel momento, in cui la storia ci stava proponendo un nuovo soggetto estremisticamente votato al terrore, i grandi elettori hanno optato per un condottiero che sapesse, con maniere gentili ed affabili ma allo stesso tempo risolute, sfidare l’ascesa di Daesh.
Il Papa deve assicurare, in terra, la parola di Dio, e deve far sì che ciò sia sempre fatto con le massime aspettative, valutando anche i rapidi, repentini e devastanti mutamenti storico, ambientali e politici di questi recenti tempi.
Di qui una inadeguatezza che non sa di sconfitta, ma di vittoria, perché apre ad una scelta diversa per il futuro, obbliga i grandi elettori a portare sul trono di Pietro un “uomo” che sia nei tempi, nei modi e nei fatti, attuale.
Ecco il perché della rinuncia di Papa Benedetto XVI, che ha visto in un suo successore più attivo uno scudo teso verso una nuova “Crociata”.
E poi, non trascurabile, uno sguardo alla storia non farebbe male; Pietro, il primo Vicario di Dio, rinnegò per ben tre volte Gesù prima del sorgere del sole, così come riportato dai Vangeli.
E non ultimo, mentre Pietro si trovava a Roma e stava fuggendo sulla via Appia all'altezza di dove ora si trova il Quo Vadis, incontrò Gesù e rimanendone stupefatto, con sguardo attonito gli chiese:
“Quo Vadis Domine?” al che Gesù gli rispose vado a farmi crocifiggere al posto tuo.
Ognuno può scegliere la propria croce, Papa Giovanni Paolo II ha optato per la sofferenza mostrata a tutti, Benedetto XVI per una croce più mistica ed occultata, ma ugualmente pregna di umanità cristiana che, sostanzialmente, è la qualità che manca a molta gente, comune e non, dei nostri tempi,
Non mi sembra poco.
L’anno Santo straordinario indetto da Papa Francesco si è posto tra il mondo credente, in toto, comprese le altre religioni ed il terrore rappresentato da chi vorrebbe riportare in vigore la legge di prima che, nel 620 Dio concesse a Maometto l’ascensione al cielo. Incontrò i profeti principali che lo avevano preceduto: Mosè, Gesù, Abramo e Adamo, che per l’Islâm è il primo profeta. Al di là del settimo cielo Maometto oltrepassò i veli che coprono ciò che è nascosto e vide ciò che non è esprimibile, né immaginabile. Ne discese con il Corano.
L’Anno Santo proclamato da Papa Francesco ha il compito Divino di sollecitare in tutte le anime religiose la pacifica convivenza e tolleranza.

L'importanza del progetto nelle carene

L’IMPORTANZA DEL PROGETTO NELLE CARENE

Nella nautica, la progettazione di una carena per una imbarcazione, qualunque essa sia, assume una importanza capitale, vuoi per la tipologia di armatore che si deve soddisfare, vuoi per lo scopo a cui l’imbarcazione stessa deve essere adibita.
In sostanza, già dai tempi più remoti, l’uomo ha cercato di imitare e simulare il nuotare dei pesci nel loro elemento naturale: il mare.
Questo modo di ragionare, non ha sempre portato buoni frutti, infatti, l’elemento acqua va considerato, nel progettare una carena, soltanto per la parte immersa della imbarcazione, vale a dire per quella che in gergo tecnico si chiama “opera viva”.
Al contrario, per la parte emersa, “opera morta”, è possibile sbizzarrire i designer, a patto che rispettino le altezze delle sovrastrutture che poi partecipano alla stabilità della imbarcazione.
Per tornare alle carene esistono almeno quattro fondamentali categorie di carene, la prima per le barche a vela, poi per i gommoni, ed in ultimo le carene dislocante e planante per i Motor Yacht.
Per quanto riguarda le barche a vela, il disegno di carena deve essere armonizzato con il bulbo, che si pone come contrappeso alla alberatura, e nei moderni progetti deve soddisfare le pinne laterali e i foil, che rendono queste barche molto più simili a idrovolanti piuttosto che a imbarcazioni tradizionali.
Di solito, in queste carene, il diritto di prua è verticale, e questo per aumentare la superficie immersa, con miglioramento della stabilità.
Negli ultimi tempi, il profilo della carena delle imbarcazioni a vela molto veloci, tipo quelle partecipanti alla Volvo Ocean Race, sono state disegnate con profili affilati in prua e degradanti verso la poppa quasi piatta e molto larga con il fine di ottenere un effetto cuneo con una grande penetrabilità nel fluido.
Progetti simili si ritrovano oggi sui gommoni di medio-grandi dimensioni, dove le carene sono in VTR e di solito degradanti verso una piatta poppa, come da tradizione per questi mezzi.
Questo escamotage ha consentito ai costruttori di RIB, di poter utilizzare anche super motorizzazioni, impensabili fino ad un decennio fa, laddove il problema della prua piatta non consentiva di fendere l’acqua e quindi di aumentare le velocità.
Questi disegni di carena avanzati per i RIB, sono stati mutuati dall’impegno tecnico e progettuale dei costruttori di barche tra i 24 e i 30 piedi, quei mezzi cioè impiegati per le brevi crociere e che, spesso, necessitavano di buone velocità per gli spostamenti di giornata.
Si sino cominciati a vedere così carene ad ali di gabbiano o con i “redan” centrali, sorta di ostacoli al flusso laminare del fluido, che tuttavia consentono, indirizzando il flusso in basso verso le zone poppiere, di innalzare la prua consentendo alte velocità evitando il fastidioso fenomeno del “delfinare”, cadere cioè ritmicamente, nel ventre dell’onda, dopo essere saliti sulla cresta.
Dai 28-30 piedi in poi le carene dei MY possono assumere due differenti tipologie, sia che si desideri una crociera tranquilla e basse velocità di media, con relativo calo dei consumi, sia che si voglia una impronta più sportiva o maggiormente dedicata alla pesca, con più alte velocità ma aumentati consumi.
Di solito le carene dislocanti presentano un diritto di prua verticale o, addirittura, invertito su alcuni mega yacht, con disegni e profili piuttosto morbidi che tendono a fendere l’acqua senza spostarne una gran massa, ma che, proprio per questo motivo, non consentono alte velocità.
Le carene plananti o anche semi plananti, presentano invece, prue allungate che in avvio escono in cabrata e che poi si poggiano delicatamente sull’onda quasi volandoci sopra.
L’uso dei flap posteriori, in questi casi, consente di controllare la cabrata, regolando l’appoggio corretto della prua sull’acqua, controllare la forma della scia aiuta ad utilizzare correttamente i flap.
Alcuni semi plananti hanno diritti di prua verticali per sfruttare entrambe le modalità di navigazione, forse è una moda, ma comunque interessante e fonte di nuove idee.